Swiss+Art chiude il 25 aprile ma riapre il 1 giugno
Swiss+Art chiude il 25 aprile ma riapre il 1 giugno
Venerdì 25 aprile alle ore 18:30, presso il Mercato Romano Coperto, il magico Mandala degli artisti svizzeri Muriel e Rolf Sprecher verrà “dissolto” dal sottoscritto. Il tutto avverrà in una rarefatta atmosfera sciamanica, attraverso una impegnativa performance, al fine di prolugare il più possibile l’esistenza concettuale di questa opera, realizzata in ore di meticoloso lavoro.
L’idea di considerare ogni cosa immortale mi indurrà a riporre con estrema cura i materiali del Mandala in buste di plastica bianca trasparente.
Ad ogni spettatore ne verrà offerta una, e le rimanenti saranno conservate per una virtuale ricomposizione alla riapertura della mostra il primo giugno. Il paziente lavoro compositivo del Mandala svizzero va rispettato e difeso, come qualsiasi opera d’Arte. Una lezione che, per l’età che porto, spero sia recepita, specie da coloro che scalpitano per disporre del Mercato Romano.
Nel Mandala dei coniugi svizzeri emergono, come prodigio, i Sette Colli di Roma, contenuti nel canonico quadrato. La sistemazione ossessivamente ripetuta di posate colorate, intorno ad ogni colle di sabbia, conferisce a tutto l’insieme una intrigante e beffarda immagine: un grandioso “banchetto” romano pronto ad esser “preso a forchettate e cucchiaiate”, mentre la bellezza dell’antica Roma s’è volatilizzata.
Incombe sul Mandala un tripudio di negativi rettangolari, sospesi nel vuoto, riguardanti scorci monumentali di Roma, minati da fiammiferi incollati pronti a bruciarli. E’ evidente che gli autori hanno avvertito positivamente le energie donate dal Mercato Romano. Era un luogo vicino e forse al servizio del monumentale insediamento sacro, quale era l’Acropoli, e che sopravvive tutt’ora con la Cattedrale, che custodisce le spoglie del Martire Sant’Ambrogio.
Qualcuno degli svizzeri ha udito il caldo respiro degli “dei” ed io, il 25 aprile, ne raccoglierò le parole celate nella sabbia, o nei cilindri di marmo, miniature di colonne spezzate, o nelle immagini centuplicate dalla vista nel caleidoscopio che pende a disposizione degli occhi del visitatore.
Nulla va gettato via.
Un artista non può dichiararsi indipendente: il suo essere fluttua continuamente tra sensazioni ed emozioni come il buon vino in una botte.
Ferentino, grazie ai 1.200 km percorsi dagli artisti svizzeri, tredici, in un progetto della Galleria Macelleria d’Arte di San Gallo, diretta da Francesco Bonanno, è diventata uno dei centri italiani per scambi interculturali tra Svizzera ed Italia, ed in questo progetto rappresenta l’intero Lazio. Purtroppo nessun neoconsigliere comunale, tranne l’avv. Antonio Pompeo che si è scusato per non esser presente, si è visto all’inaugurazione di SwissArt. Giustificatissima l’assenza del riconfermato Sindaco Piergianni Fiorletta, colpito da un grave lutto, al quale rinnoviamo le più sentite condoglianze.
Ferentino, 23 Aprile 2008.
Gian Carlo Canepa
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uffa, uffa, uffa il paesello.
premesso che gli organizzatori dell’altra mostra possiedono l’autorizzazione necessaria ad utilizzare il mercato romano coperto da mesi, che devono esporre ben 10 artisti e lo spazio è limitato, che spesso è difficile integrare opere esterne in una mostra allestita su altri temi (ecco perchè, anche in caso di opere di valore architettonico assoluto, si sceglie un posto invece che un altro), espongo una mia opinione personale, nel tentativo di non essere offensivo nè polemico nei confronti di nessuno, considerato il fatto che molti partecipanti all’altra mostra sono miei amici e godono della mia stima.
la situazione:
- una bella mostra spezzata in due parti. fin qui per me non c’è problema.
- rimozione delle installazioni. questo è un problema, vaglielo a dire te agli svizzeri che non ci hanno dormito per sistemarle.
- danno d’immagine per insensibilità e scarsa flessibilità. ah, questo è senza prezzo.
andando dritti al sodo, ecco le linee guida per evitare futuri intoppi di questo tipo:
- tutti dovrebbero imparare che convivere è possibile e anzi indispensabile (ma questo non dovrebbe nemmeno esser ricordato).
- l’assessore alla cultura dovrebbe mediare queste situazioni, cercando una sistemazione per entrambe le parti, possibilmente a priori.
- gian carlo canepa dovrebbe mostrare segni di apertura ed instaurare un dialogo, invece di rassegnarsi a dissolvere il mandala.
- essendo tutti miei amici, compresi i promotori dell’altra mostra (leggasi: vi sto pregando personalmente, per quanto possa valere), nel nome di uno spirito comune (se siamo 10 in tutto a ferentino, e ci dividiamo in 2 gruppi da 5 tra loro opposti, c’è qualcosa che non va nell’animo delle persone), per il rispetto del lavoro degli svizzeri (che non posson aver percorso 1.200 km per una installazione che dura 5 giorni!!!): ragioniamo col sorriso.
et voilà, la mia soluzione:
- lasciare il mandala (o tutte e due le installazioni che non possono esser smontate, corrispondenti alle prime due botteghe del mercato romano coperto) e rimuovere il resto.
capisco che sia una mediazione difficile da ottenere, ma è quello che si fa con tante opere inamovibili che adornano praticamente tutti gli spazi architettonici antichi, convertiti in spazi espositivi, e quello che secondo me andrebbe fatto in spazi pubblici, non privati.
marco infussi
ps: mi sa che è l’aria di ferentino che crea queste situazioni.
boh, fossimo al moma new york …




finalmente, dopo anni di purgatorio, a Ferentino arriva una giusta valorizzazione di monumenti ed edifici storici. noi del cartello, che di cartelli ce ne intendiamo eccome, lodiamo l’impegno dell’amministrazione, ma vogliamo comunque spender qualche riga riguardo
1) avrebbe potuto essere un parcheggio, uno skatepark, oppure un campo per giocare, non importa se regolamentare: in Italia basta un pallone. Si poteva organizzare un torneo di calcetto in estate, tra giugno e luglio, che avrebbe portato pubblico su in paese. E poi i bambini del centro di Ferentino non hanno spazio per giocare, tutto è invaso dalle macchine. Il campo di basket del liceo è sempre chiuso e per scavalcare qualcuno prima o poi si farà male. Se lo spazio resta aperto, può essere utilizzato anche per feste e manifestazioni.




